Io penso che la speranza

Io penso che la parola “speranza” descriva lo stato d’animo più ricorrente nella vita di un uomo (e sicuramente nella mia).
Aristotele sosteneva che la speranza è un sogno fatto da svegli: vero! Spesso le speranze diventano una piacevole favola ma molto più spesso si trasfromano in piccoli grandi dolori. Così, la giovane speranza di innamorarsi diventa presto un giovane dolore che a volte si supera e a volte no: in entrambi i casi si continua a sperare. Si spera di incontrare un amore nuovo, di avere dei figli e di vederli crescere. E poi? Quando sono cresciuti si spera di veder crescere i nipoti o di avere una vecchiaia serena. E’ un po’ come l’orizzonte: dà continuamente l’illusione che ci sia una meta da raggiungere, per questo è indispensabile che ci sia. La speranza è una compagna folle e come tutte le follie non ha confini; passa dalle cose futili ad immaginare una vita oltre la vita. Così. Senza vergogna. Non si controlla e non ha niente di razionale se non si ha la capacità di sperare solo nelle cose certe. Pierangelo Bertoli cantava << eppure il vento soffia ancora>>. Gaber pensava che << qualcuno era comunista perchè credeva di essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri>>. De Andrè scriveva
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Ecco, per me la speranza è in quella goccia di splendore, in quel soffio di vento e in quella distrazione che ogni tanto aiuta i servi disobbedienti.

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