Secondo me Facebook…

Quando è nato Facebook, ho avuto un atteggiamento scettico-intellettualoide ed ho pensato che le persone lo aspettassero come aspettano un infarto. Scherzando con un amico, paragonai la sua utilità a quella del mixer per fare la cremina al caffè. Mi sono sbagliato, in parte.
Dopo molto tempo, mi sono iscritto anch’io, ne ho fatto un modesto uso e mi sono fatto anche una personale idea sul ruolo sociale che ha questo social network nel nostro paese. Partirei da un dato di fatto: ad oggi conta circa un miliardo di utenti nel mondo e 21 milioni in Italia. Un osservatore superficiale potrebbe sostenere che facebook abbia colmato un atavico bisogno dell’essere umano: comunicare. Chi si sia occupato di comunicazione o copywriting sa benissimo che la prima regola da seguire per scrivere qualcosa di interessante è quella anglosassone delle 5 W: Who, Why, Wath, When, Where.
Ho provato a fare uno sforzo e ad applicare questa regola a Facebook…

Who (Chi)
A chi comunichiamo quando scriviamo qualcosa? Agli amici, questo è chiaro. E chi sono gli amici? Ecco, rispetto a questo ho una visione personale e diversa dalla massa. Da quando mi sono iscritto, ho schivato tantissime richieste di amicizia da parte di persone che considero tutt’altro che amiche. Le ho cordialmente ignorate, dandomi una giustificazione, per non sentirmi troppo in colpa: “ Perché dovrei condividere pensieri e riflessioni con persone alle quali nella realtà non importa gran che di me?”. Ma soprattutto, perché dovrei passare il tempo a cancellare dalle notizie i vari “Pincopallo ha cliccato Mi piace sulla supercazzola prematurata”? Al contrario, i profili di molti conoscenti “vantano” centinaia di altre amicizie. Mi chiedo: “Ma chi è che nella vita reale ha 1000 amici?” I miei amici, quelli con cui condivido veramente il viaggio della vita e con i quali non mi vergogno di parlare dei vizi e delle debolezze (tante) che ho, saranno sì e no 5-6 e la metà di questi non è su facebook. La risposta a questa domanda penso sia contenuta nel Why.

Why (Perchè)
Il perchè facebook abbia conquistato un miliardo di utenti non credo sia da ricercarsi principalmente nel bisogno di comunicare ma nel bisogno di apparire. La società moderna ci vuole belli, sportivi, ricchi, pieni di gloria e di successo…in una parola vincenti; molti di noi passano metà della vita per cercare di rientrare in questi canoni e l’altra metà per dimostrare agli altri di avercela fatta: per me sarebbe un vero inferno. Ecco spiegato, almeno in parte e senza generalizzare, l’arcano delle migliaia di amici. Un vincente ha anche una vita sociale ricca; è apprezzato e stimato dagli altri, ha una rete di contatti che deve essere ostentata, proprio come si fa con il Suv o l’Audemars Piguet. Insomma, il contenuto può anche essere scarso ma il contenitore deve essere perfetto e questa perfezione deve essere mostrata a tutti. Ma non è tutto. O almeno, non può essere soltanto per questo motivo. Ci sono tantissime persone che stimo e si trovano in questa condizione, pur non rincorrendo avidamente il successo e la sua esibizione. Ho provato a fare un esercizio mentale che faccio spesso: cercare un sostantivo per descrivere una situazione. Purtroppo è uscito fuori “superficialità”. I rapporti e i sentimenti sono diventati superficiali, veloci e incredibilmente vulnerabili. E’ facilissimo aggiungere un Pinco Pallino tra le amicizie ed è ancor più semplice cancellarlo dalla lista. La cosa veramente difficile è ascoltare, capire, sostenere e condividere, gioire per la gioia e soffrire per la sofferenza degli altri… e questo francamente su facebook è complicato.

Wath (Che cosa)
Beh, questa è la parte che mi diverte e mi preoccupa di più. Che l’Italia non fosse più un paese di Santi e di navigatori me n’ero accorto da un pezzo. Però, non sapevo di vivere in un paese di finti poeti e improbabili filosofi. Quando lessi per la prima volta la Divina Commedia, ebbi un sussulto nell’anima, una specie di subbuglio delle emozioni per via di quello sconquasso che provoca in un cor gentile una cosa indescrivibilmente bella. E da quel libro ho avvertito una fame insaziabile di leggere, leggere e leggere. Perchè? Perchè Dante fa innamorare Paolo e Francesca grazie ad un libro. Ma non un libro qualsiasi, un libro che toglie il fiato e fa impallidire i protagonisti. Un libro che racconta la storia di un altro amore e di un disiato riso, quello di Ginevra, baciato da cotanto amante, Lancillotto, che dà il coraggio a Paolo di baciare Francesca. Detto così, sarebbe quasi banale, se Dante non avesse scolpito quel momento con dei celebri versi: “Quando leggemmo il disïato riso esser basciato da cotanto amante, questi, che mai da me non fia diviso, la bocca mi basciò tutto tremante.” La forza delle parole fa tremare e impallidire anche chi legge la storia, anche Dante che non ce la fa a proseguire e sviene. Chi ha avuto la fortuna di leggere la Divina Commedia, ha avuto anche un altro privilegio: essere egli stesso il protagonista del libro e viverlo in prima persona. Quel “ Mi ritrovai per una selva oscura” sembra più la riflessione fatta dal lettore che non dall’autore. Voi direte: “Ma questo che minchia c’entra con facebook?”. A parte il fatto che potreste usare termini più consoni per fare delle domande, proverò a dare la mia personale e opinabile connessione tra le due cose. Un concetto, una storia, un pensiero non si possono ridurre ad un vuoto copia e incolla e la cultura moderna è diventata esattamente questo. La maggior parte dei “facebookkari” dispensa perle scientifico-filosofico-letterarie non perché abbia una cultura vasta o una personalità particolarmente sensibile, ma perché ha cercato su internet “Kant aforismi”, “Leopardi poesie”, “Einstein citazioni”; ne ha copiati un po’ a caso e li ha condivisi su quella maledetta bacheca! Tutto si consuma velocemente, anche la cultura, e il motivo è sempre da ricercarsi in parte nel “Why”: l’importante è dimostrare agli altri di essere perfetti, suscitare ammirazione, il resto non conta. Ebbene, almeno io voglio rassicuravi: non sono perfetto e sono anche abbondantemente contento di non esserlo! Sono lunatico e orgoglioso, a volte irascibile e intrattabile, spesso sono taciturno e faccio pensieri tinti, ho la pancetta e zero capelli, da anni combatto col batuffolino nell’ombelico e sono sufficientemente ignorante perché molte cose non le so e molte altre le ho semplicemente dimenticate a dispetto di una bella Laurea in fisica appesa al muro, ma questo non mi pesa e non tento di colmare la mia ignoranza cercando in rete l’aforisma che faccia pensare agli altri :“Ammazza che fico!”. Cerco di dare un senso alla mia esistenza, tentando di conquistare un briciolo di conoscenza, per capire meglio il mondo, le persone e per migliorare la mia capacità di guardare le cose da diverse angolazioni. Purtroppo, ogni conquista non riesce a migliorarmi e mi fa finire nello sconforto per la triste condizione dell’esistenza umana (e soprattutto della mia). Insomma sono uno da cui tenersi alla larga! Chi ve lo fa fare a chiedere l’amicizia?

When e Where (Dove e Quando)
Li metto insieme perché rappresentano il lato più psciotico di facebook. In mezzo al traffico, nel cesso, mentre si cucina, durante una riunione…ogni momento e ogni posto sono buoni per condividere qualcosa di idiota con qualcuno o impicciarsi di cose altrettanto sceme scritte dagli altri: al 20° Lelletto ha vinto con Ciccetto a Ruzzle scatta il grande capo Estiquatzi che è in me. Ma questo non sarebbe neanche un male se per molti non fosse diventato un bisogno compulsivo che rovina anche una passeggiata in mezzo ad un bosco o il tempo (che già è poco) trascorso con i figli.

Dal quadro che ho fatto non ne esce una bella immagine, invece penso che facebook, usato cum grano salis, sia una bella cosa. I pochi ristretti amici che ho, e non lo dico per piaggeria, scrivono poche cose intelligenti, spesso ironiche, mai banali e frequentemente interessanti; alcuni lo fanno apertamente e altri tra le righe, sta a chi legge capirne gli stati d’animo e alzare il telefono per dire: “Come stai?”, “Ci vediamo?” o semplicemente “Ti voglio bene!”.

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