Un libro ci salverà?

Alcuni li usano come fermaporte, altri per non far traballare un tavolino, altri ancora per accendere il barbecue. Ma c’è anche chi li usa per volare, per sapere, per sognare o per essere protagonista di una storia che gli appartiene anche se è stata scritta da altri. Il libro è tutto questo. L’origine della parola libro è liber che significa corteccia, un materiale sul quale anticamente si scriveva.

Francamente, credo che il libro sia sempre esistito, almeno da quando l’uomo ha avvertito la necessita di scolpire i propri pensieri, di raccontarsi e di rispondere alla madre di tutte le domande: perché? Inizialmente lo faceva sulla pietra, poi sulla carta ed ora sul web: la sostanza non cambia. Nonostante siano stati versati fiumi d’inchiostro per descrivere la bellezza e la pochezza della razza umana, non è cambiato gran ché da quell’inizio: si continua ad odiare, ad amare e a farsi del bene o del male più o meno nello stesso modo.

Mi è capitato spesso di regalare dei libri, tanti libri. A volte l’ho fatto superficialmente, altre volte col cuore e i risultati sono stati molto diversi. Un libro regalato con superficialità certamente finisce sotto la zampa di un tavolino. Quando vado in libreria per fare un regalo “pensato”, mentre sono assalito dall’eterno dubbio (piacerà?), mi guardo nei tanti specchi appesi e rivedo in me Giacomo nel film “Tre uomini e una gamba”: passeggia con le mani dietro la schiena schifando i best sellers (troppo commerciali per lui), afferra un mattone polacco minimalista di scrittore morto suicida giovanissimo (copie vendute: 2) e per fare colpo su una ragazza, improvvisa lì per lì una recensione. Per fortuna Aldo riporta tutto alla realtà, avvicinandosi e fingendo che a Giacomo cada in terra una rivista pornografica…la ragazza ovviamente se ne va stizzita (ma questo nel film, nella realtà…). La vita è più prosa che poesia e nel 90% dei casi la scelta del “libro” giusto da regalare è quella di Aldo.

Poche volte mi è capitato di regalare un mio libro, già letto, già vissuto, un po’ perché sono geloso della mia biblioteca, un po’ perché se regalassi un mattone minimalista polacco, in pochi lo apprezzerebbero. Eppure, quelle poche volte sono rimasto sorpreso dalla responsabilità con cui il destinatario del regalo ha accettato di custodire e condividere con me una storia, un segreto o un pensiero, sapendo che in quel libro erano sì contenute le parole dell’autore ma c’era anche una parte della mia storia, delle mie emozioni, delle mie riflessioni e dei miei stati d’animo. Donare un libro, significa donare una parte di noi stessi, accettarlo consapevolmente è un atto di coraggio che ci rende depositari di qualcosa di unico e prezioso, qualcosa da condividere e da non tradire. Accade anche questo, raramente, ma accade, ed è uno dei pochi casi in cui la gioia nel dare e nel ricevere si equivalgono.

Altre volte mi sono pentito di aver regalato (ma sarebbe più corretto dire “suggerito”) un libro interpretato male, che ha causato un impoverimento del lettore piuttosto che un arricchimento. Mi è anche capitato frequentemente di aver mal riposto le mie aspettative; l’episodio più eclatante si è verificato quando ho consigliato di leggere “Le affinità elettive” di Johann Wolfgang von Goethe ad un amico che stava vivendo un momento particolare della sua vita; la risposta trasecolata che ho ricevuto è stata: ” Affinità de chi? Ma che robbba è!”.

Spesso, troppo spesso, ho fatto lo sforzo di pensare ad un libro e alla persona a cui regalarlo, ripetendomi le parole di Proust: “Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso”. Ecco, forse la scelta di un libro è vincolata a quel “leggere se stessi”; donare un libro che permetta di leggere se stessi, vuol dire conoscere molto bene (e questo è rarissimo) la persona alla quale si pensa davanti allo scaffale di una libreria. Poco importa che si tratti di un “mattone minimalista” o di un romanzo Harmony, l’importante è dare agli altri questa possibilità. Sarò un illuso, ma, nonostante tutto, sono ancora convinto che un libro ci salverà!

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