Cosa accadrebbe, se le parole sparissero piano piano, senza alcun avvertimento, per lasciare posto solo al silenzio?
Un giorno qualunque, a Magliano Reatino, un paese tranquillo poco distante dalla Capitale, il placido don Oreste, nel bel mezzo di una funzione religiosa, non riesce più a pronunciare la parola Dio, destando stupore e scompiglio tra i fedeli. Quella che sembra un’amnesia temporanea è in realtà l’inizio di un declino che conduce gli esseri umani alla perdita del linguaggio e di tutto ciò che è stato edificato grazie alle parole. Perdendo la relazione tra significante e significato, vengono meno la religione, la tecnica, la musica, l’arte e la conoscenza. Tra vicende grottesche, manie di protagonismo, momenti di smarrimento e sudori freddi, il Papa si contende il potere con i governanti, coltivando l’illusione di poter costruire una nuova religione basata sull’autodeterminazione e sulla consapevolezza. Il suo progetto fallisce miseramente, sotto il peso del silenzio e delle meschinità umane, ma a fallire saranno anche i suoi contendenti, impegnati ad arginare un’epidemia inventata di sana pianta, per spiegare un fenomeno inspiegabile.
Per uno strano scherzo della sorte, un ragazzo viene risparmiato dalla furia dell’oblio e resta l’ultimo custode delle parole. La sua fidanzata, invece, perde la parola più ambigua che l’essere umano abbia inventato, amore, e lo lascia nella disperazione più totale. La veste narrativa di questo romanzo non deve ingannare i lettori: si tratta di un vero e proprio saggio mascherato.
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