
Ho creato un podcast per dare voce ai talenti nascosti della PA (e non solo), quelli che restano nell’ombra, mentre gli altri raccolgono i frutti del loro lavoro. Voglio parlare di lavoro, innovazione, ricerca, informatica, fisica, statistica, arte, letteratura e filosofia sul serio, senza semplificazioni divulgative, restituendo alla complessità la dignità che ha perso. A forza di rendere tutto semplice, con questi reel ridicoli da 30 secondi, è stato distorto il pensiero, fino a far credere alle masse che i problemi complessi siano spariti e che un cretino qualsiasi possa diventare Gauss o Mozart. Ad aggravare questa situazione, c’è un malcostume tutto italiano: quando si tratta di affrontare temi seri, invece di far parlare chi dedica la vita alla conoscenza, vengono interpellati i venditori di fuffa, quelli che hanno ruoli istituzionali prestigiosi e che, spesso, leggono delle veline preparate da qualcuno che ne sa meno di loro e raccatta informazioni qua e là. Te lo faccio vedere chi sono io è il podcast giusto per parlare di Pubblica Amministrazione e di innovazione con rigore e ampiezza di vedute, ma, soprattutto, con libertà. Ribelli, smanettoni, anarchici, capelloni, rasta, anticonformisti, scrittori, scontrosi, pellerossa, solitari, polemici, contrari, ostinati, fattoni e perdenti sono ben accetti. Per gli altri, yesman, servi sciocchi, falopponi, campioni di ginnastica d’obbedienza, carrieristi, specialisti di inutilità ideologiche (e ce ne sono) intrappolati da cravatte e tailleurs, ci sono tutti gli altri canali. A scanso di equivoci, per evitare future polemiche e critiche sterili, è meglio precisare che non tutta la dirigenza legge veline: ci sono talenti donchisciotteschi anche lì, a cui darò volentieri spazio.
Nella prima puntata, parlo (qualcuno doveva pur iniziare) di come “ragiona” l’intelligenzaartificiale, del problema della conoscenza e di alcune applicazioni nella statisticaufficiale, ma su questo scriverò un post ad hoc. Per le prossime puntate, vorrei fare delle interviste fuori dagli schemi (ho uno studio di registrazione portatile, quindi posso registrare i podcast al parco o in birreria), a persone che abbiano qualcosa di interessante da dire, oltre al coraggio di rispondere anche a domande scomode, senza paura di perdere quella gloria da quattro soldi che vale solo dentro le mura di un ufficio.
Perché ascoltarlo? Perché si impara moltissimo, da chi ne sa di più.
Qualche talento con cui iniziare lo conosco, ma accetto candidature che rispettino i requisiti minimi definiti democraticamente da me.
Ah, avrei voluto usare il brano di Piero Ciampi, ma i costi della SIAE erano proibitivi, così ho scelto di scrivere una sigla nuova di zecca.
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