Il biglietto

Non andare via, resta. Quel bigliettino, scritto da Flaminia molti anni prima, saltò fuori all’improvviso e lo trafisse senza pietà. Provò un senso di vuoto profondo che lasciò subito il posto alla malinconia. Com’era arrivato a quel punto? Non lo ricordava nemmeno più, i ricordi si erano sbiaditi come i sentimenti che aveva provato per la sua ex moglie. Si erano amati, ne era certo. Si erano anche odiati, umiliati e insultati, ma dopo tanto tempo aveva dimenticato il peggio di quella relazione e cominciava a rimpiangere il meglio. Come aveva potuto mandare a puttane il suo matrimonio per una ragazzina di vent’anni e per quell’illusione di sentirsi ancora giovane?
Quel biglietto, Flaminia l’aveva scritto, disperata, per trattenerlo. La sua ultima possibilità. Pensava che Marco, aprendo la valigia, avrebbe capito e sarebbe tornato da lei. E l’aveva aspettato, i primi giorni con speranza, i mesi successivi, smarrita, tra le lacrime e le sedute dall’analista. Aveva percorso tutte le tappe del dolore: la delusione, la disperazione, l’odio, il rancore, la voglia di fargliela pagare e di vederlo soffrire. Alla fine, aveva vinto la battaglia con quell’io irrazionale che ognuno si porta dentro: non l’amava più. Provava indifferenza. A volte anche pena per quell’uomo ormai invecchiato e lontano, che non faceva più male nemmeno ai suoi ricordi. Lui il biglietto l’aveva letto, ma non era tornato. Martina era la sua seconda occasione, un amore inaspettato che l’aveva risvegliato dalla noia del matrimonio. I giorni tutti uguali si erano trasformati in una nuova primavera, che voleva vivere fino in fondo. Le scenate, le parolacce e l’aggressività iniziale di Flaminia non avevano scalfito la sua voglia di vivere e la storia con Martina. Anzi, avevano rafforzato il desiderio di allontanarsi da quella prigione, un inferno che erano riusciti a creare giorno dopo giorno, maledicendo il giorno in cui si erano incontrati. A scalfire la voglia di vivere e la nuova storia d’amore erano stati, come accade spesso, i nuovi problemi e la nuova routine, che giorno dopo giorno avevano consumato tutto. In realtà, i problemi non erano nuovi, e lui avrebbe dovuto saperlo. Quando finisce la favola e si affievoliscono le illusioni, affiorano le insoddisfazioni e le incomprensioni.
- E adesso?
Si chiese, mentre preparava un’altra valigia, l’ultima, senza sapere cosa fare. L’amore con Martina era finito. Senza drammi e scenate, stavolta. Era finito e basta. Come tutti gli amori. Strade diverse. Lei verso le opportunità che si possono vedere solo attraverso la bellezza dei trent’anni, lui, con quei cinquant’anni suonati e alle spalle tanti fallimenti, verso una strada giorno dopo giorno sempre più corta. Il biglietto era comparso nel momento giusto.
- Sarà un segno del destino? Sì, lo è. È il mio biglietto di ritorno.
Una fiammella, una piccola speranza che gli si accendeva dentro mentre riempiva la valigia.
- Mi aspetterà ancora? E se avesse accanto un altro uomo? Non importa, non importa… C’ero prima io, ci sono sempre stato. Ci siamo amati, nessuno si è amato come noi, e abbiamo diritto a una seconda possibilità.
Passavano i minuti e quella fiammella cresceva dentro. Stava diventando un fuoco, che si alimentava a ogni pensiero.
- Aspetterò che esca dall’ufficio. E se non vorrà parlarmi, mi troverà tutti i giorni qui. Ho troppe cose da dirle. C’è voluto un po’ di tempo, ma alla fine ho capito…
Ho portato via le ultime cose, non tornerò più. Abbi cura di te. Un biglietto attaccato sul frigo e un’altra fine. Poi, di corsa in macchina, il traffico, i semafori, i passanti e la voglia di arrivare presto, di fermarsi ad aspettare sotto quel portone.
E lei da quel portone era uscita, alle 18.00 in punto. Come accadeva da anni, prima e dopo di lui. Batticuore. A Marco sembrò più bella di quando l’aveva conosciuta. Non gli sembrava possibile che si fossero persi.
- L’ho lasciata per rincorrere un’illusione, ma stavolta non ci lasceremo più.
Pensava all’eternità, mentre camminava verso di lei. Felice, si sentiva felice.
Si guardarono negli occhi. Un istante, un istante per dirsi tutto quello che c’era da dire. Vicinissimi, ma ormai distanti. Nessuno dei due si fermò. Entrambi proseguirono.
Ognuno col suo dolore.
Ognuno con la sua solitudine.

d'amore, di rabbia e altri racconti

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