Io e te, aborigeno… I dati statistici e la narrativa

Io e te aborigneo

Ho 40 anni, mi chiamo Crista e sto cercando di smettere. Di essere Crista, intendo. Prima che me lo chiediate, vi dico subito che Crista non è né il diminutivo di Cristina né tantomeno quello di Cristiana: è Crista e basta. Mio padre ha voluto farmi questo regalo. Risparmiatevi pure le varie frasette scontate, tipo “Povera Crista”, “Crista in croce” e “Crista è morta di freddo”: sono anni che me le sento dire e ormai e quando qualcuno pensa di fare lo spiritoso lo guardo talmente inacidita da farlo sentire un deficiente retrattile a mo’ di lumaca nel suo guscio. Vi dico la verità, chiamarmi come un profeta rivoluzionario e comunista non mi dispiace per niente. Non so come sia saltato fuori questo nome, dal momento che mio padre bestemmiava in terzine dantesche tutti i santi giorni. La leggenda narra che lui avesse in mente di chiamarmi Bianca, come la figlia di Berlinguer, e mia madre Cristiana, in omaggio alla sua discutibile fede religiosa. Quando è stato il momento di scrivere il nome, forse perché era rincoglionito dalla gioia o più probabilmente per fare dispetto a mia madre, ha sbagliato: gnà fatta, diciamo a Roma. Fatto sta che nel momento stesso in cui sono venuta al mondo, il 5 agosto del 1980, ho iniziato a scontare tutti i peccati dell’umanità, come e più dell’omologo che mi ha preceduto. Praticamente siamo due gemelli nati in epoche diverse, soltanto che io, a differenza sua, non mi rassegno a portare la croce e a farmi carico del peso dei peccati. Anche perché questa minchiata del peccato non può essere vera: via pare che un Messia possa mettere in giro voci simili, per rovinare volutamente l’esistenza della gente. A dire il vero, io non sono nata per opera dello Spirito Santo: si è trattato di una comunissima trombata, senza nemmeno troppo amore tra i partecipanti. Non capisco come mio padre, l’unico vero dio in cui ho creduto finché ho avuto la fortuna di averlo con me, abbia potuto sposare una come mia madre. So solo che, da piccola, quando mi portavano a messa e il prete pronunciava solennemente la frase “mistero della fede”, io pensavo a loro due e a come cazzo facessero a stare insieme. Mah, mistero della fede…
Lui ateo, comunista e fuori dagli schemi, lei credente, circondata da Santi e Madonne e dentro tutti gli schemi possibili e immaginabili. Il fatto che io mi chiami Crista, comunque, è il segno evidente che tra un donna credente e un uomo comunista non c’è storia: vince sempre la donna credente. Se pensate che mi sia andata male, sappiate che a mia sorella è toccata una sorte peggiore e, in questo caso, non c’è stato nessun tipo di errore. Crocifissa è nata due anni dopo di me ed è la prova evidente che mia madre, dopo averla spuntata col mio nome, seppure a metà, si sia fatta prendere un po’ troppo la mano. Ogni volta che litigavamo e ci chiamavano, da piccole, era come vivere la Pasqua: “Crista, Crocifissa cosa avete da piangere?”. A parte il nome, che a prima vista potrebbe far pensare a una qualche vicinanza, io e lei siamo diverse e lontane. La stessa distanza che c’è tra i miei genitori c’è tra me e mia sorella. Lei è inutilmente spensierata, entusiasta e gaia, io sono inutilmente, riflessiva, cupa e pensierosa. L’avverbio “inutilmente” ci avvicina, ma la sostanza ci allontana.
Crocifissa è il clone di mia madre, si somigliano in modo impressionante. Su questo devo ammettere che la natura ha giocato a suo favore: lei è una strafiga io sono una stracessa. Stracessa… insomma… diciamo che sono passabile. Moderatamente trombabile. Lei, invece, è una specie di bambola di porcellana dalle misure esagerate e dalle chiappe sode. Se camminiamo vicine, per strada, tutti si girano a guardarla e io divento istantaneamente trasparente. Questo è il motivo per cui ho dovuto puntare tutto sui lati che non si vedono: su quelli penso di aver fatto un ottimo lavoro. La cosa che mi preoccupa è che Crocifissa non ha soltanto l’aspetto di mia madre ma ne ha ereditato anche il modo di pensare: entrambe sono credenti, praticanti, apostoliche e romane. E anche sufficientemente ipocrite e bigotte. Per carità, sono sempre mia madre e mia sorella, ma un conto è l’affetto che provo nei loro confronti e un altro conto è l’analisi oggettiva della realtà.
Di contro, c’è da dire che io ho preso tutto da mio padre: un uomo che sopportava a stento la sua immagine riflessa nello specchio. Il nostro mantra è “Odia il prossimo tuo come te stesso”, e devo dire che funziona benone. D’altronde, piuttosto che citare le utopie di qualcun altro, preferisco citare le mie distopie personali.
Da lui ho ereditato, nell’ordine:
a) una casa abusiva a Ponzano Romano
b) un albero di Natale con quella neve artificiale tremenda che negli anni aumenta invece di diminuire
c) l’intolleranza alle persone, alla banalità e alla stupidità
d) la capacità di apprezzare le cose semplici
e) il culo a forma di insalatiera
f) la curiosità
Sono curiosa. Più curiosa di tutti. Le scimmie mi spicciano casa… Non smetto di farmi domande e di darmi risposte. E nei numeri trovo sempre la risposta a qualsiasi domanda. A differenza di Gesù Cristo, io ho una laurea in matematica e, se proprio devo interrogarmi sull’esistenza di dio, preferisco affidarmi alla prova ontologica di Gödel piuttosto che a un Fracazzo da Velletri qualsiasi. Basta che osservi qualcosa, qualsiasi cosa, anche la più idiota, e i neuroni mi si attivano automaticamente come formiche. Sto in mezzo al traffico e mentre penso “dove minchia andate, tutti, a quest’ora?”, penso anche ai moti caotici, a quanti incidenti ci sono stati in quell’incrocio e quanti sono i marocchini che rompono i coglioni al semaforo. Datemi un dato, qualcosa di cui parlare, un boccale di birra Messina coi sali di Sicilia, e sono pronta ad argomentare qualsiasi teoria, per affermare tutto e il contrario di tutto. Perché, chi mi conosce lo sa, io coi dati ci parlo e loro mi rispondono. Questa fissazione ce l’ho da sempre, almeno da quando ho iniziato a maturare la convinzione di avere la ragione dalla mia parte e di conseguenza di stare dalla parte della ragione. Durante le feste di Natale, sarà per il rincoglionimento generale dovuto alla banalità dei regali forzati, alla finzione dei pranzi e delle cene interminabili coi parenti e all’allegria a comando, il piatto che mi riesce meglio è la rissa con contorno di insulti. Non è Natale se non litigo con mia sorella. Ormai i parenti se l’aspettano: non possiamo deluderli. Privarli della lite sarebbe come privarli di vedere, che so, Mamma ho perso l’aereo o Il piccolo Lord: praticamente impossibile. E come si fa a litigare di cuore e a far rimpiangere il momento di aver detto “al cenone ci sarò anch’io”? Semplice, basta parlare di politica. Giuro che ogni anno mi riprometto di evitare l’argomento, ma non c’è Crista… Cristo che tenga: non riesco a resistere alle provocazioni. Ci casco tutti gli anni e quella stronza di Crocifissa fa di tutto per provocarmi. La litigata del secolo, quella terminata con il vaffanculo perfetto, è stata qualche anno fa: non ci siamo più rivolte la parola fino al Natale dell’anno dopo.
– Un’invasione, è proprio un’invasione…
– …
Crista, stai zitta. Lo sai come andrà a finire, no? Litigherete di brutto, tuo cognato comincerà a sbuffare come un mantice, papà starà in silenzio sulla poltrona e si limiterà a dire “Bòni, state bòni”, mamma si schiererà spudoratamente dalla parte di tua sorella e tu t’incazzerai a livelli assurdi. Ecco, brava, tagliati un pezzo di torrone e mettiti a guardare Sette spose per sette fratelli, che in totale fanno 49 scambi di coppia.
– Questi bangladeshiani di merda stanno in tutti gli angoli: aprono un negozio di frutta e verdura, non pagano le tasse e poi tornano al loro paese ricchi sfondati.
– Parli proprio tu che non fai una fattura nemmeno se ti minacciano di morte…
Ecco, ho fatto la minchiata di rispondere: adesso è rissa. Prendete pop corn e Coca Cola e mettetevi comodi, insieme a tutti gli altri parenti. Vi avviso, scorrerà sangue a fiumi!
– Che c’entro io? Questo è il mio paese…
Cogliona! Paese si pronuncia con la P maiuscola. Per fortuna interviene mia madre a smorzare i toni e a placare gli animi.
– Non basta la delinquenza che abbiamo noi? Ci serve pure quella degli altri?
E ti pareva… ci fosse una volta che mia madre non dia ragione alla figlia. Mi sento come Rigosi sulla Locomotiva: passo al contrattacco al grido di “Trionfi la giustizia proletaria!”.
– Ma che state dicendo? Sapete quanti sono i bangladeshiani o avete tirato a indovinare come fate quando vedete la ghigliottina su Rai 1? Per non parlare ad minchiam di certi argomenti, bisogna prima consultare i dati.
– I dati? A cosa servono i dati? Io vedo coi miei occhi come vanno le cose, mica ho bisogno dei dati. Tutti i miei clienti bangladeshiani sono così: vengono da me per un parere legale sulle cartelle esattoriali che ricevono, e io non posso far altro che consigliargli di non pagare. Tanto che gli fanno, se non hanno nemmeno il conto in banca?
– E secondo te dieci clienti sono un campione statistico attendibile? Quindi, un avvocato tedesco a cui si rivolgono dieci clienti del clan dei casalesi è legittimato a pensare che tutti gli italiani siano camorristi, giusto?
– Noi siamo diversi. D I V E R S I! Questi vengono qua con l’intenzione di vivere alle nostre spalle! E come si fa a vivere da parassiti? Si ruba, si spaccia e si delinque! Noi emigriamo per lavorare onestamente! Ma li guardi i telegiornali? Non si parla d’altro…
– Diversi? Diversi da chi? Siamo un paese di furbi, evasori e mafiosi. La ‘ndrangheta è ovunque, nei ministeri e nel traffico internazionale di droga. Ci spariamo in mezzo alla strada, abbiamo il primato mondiale della corruzione e il tuo problema è lo scontrino da 50 centesimi del bangladeshiano? Se siamo diversi, lo siamo sicuramente in peggio.
– Vedi? Lo dici pure tu: con tutti i problemi che abbiamo noi, ci mancano pure quelli degli altri… Aveva ragione Guzzanti: Io e te, aborigeno bangladeshiano, che se dovemo dì?
– Guzzanti ironizzava, non razzizzava come fai tu. In ogni caso, se le mie figlie non avessero da mangiare e vivessi in un Paese in guerra, m’imbarcherei anch’io sul primo gommone e andrei in un posto dove almeno non si muore di fame.
– Tutti in guerra stanno? Che guerra c’è in Bangladesh? Ma fammi il piacere… Sembra che vivi in un altro mondo, o forse ti piace recitare la parte di quella contraria a tutti i costi?
Affermazione sulla quale soprassiedo, ma che ha un fondo di verità…
– In Bangladesh c’è una crisi politica pazzesca, violenza, privazione della libertà, oppressione… Ma stai serena: nel 2019 sono sbarcati meno di 600 bangladeshiani, segno evidente che le loro dinamiche migratorie non seguono il percorso che hai in testa tu. Se avessi letto i dati sugli sbarchi diffusi dal Ministero dell’Interno, lo sapresti…
– Tu li hai letti?
– Certo che li ho letti e ti assicuro che sono un po’ pochi, per parlare di invasione… considerando, poi, che oltre la metà sono stati redistribuiti tra i Paesi europei.
– E tu ti fidi dei dati? Io lo so come vanno le cose, basta guardarsi intorno: le strade sono piene di immigrati, li trovi fuori dai supermercati, a fare i parcheggiatori abusivi e…
– … a chiedere consulenze su come non pagare le tasse agli avvocati che secondo me non sanno nemmeno qual è la capitale del Bangladesh…
– C’è bisogno di conoscere la capitale del Bangladesh, per accorgersi di essere invasi e di rischiare di perdere l’identità nazionale? Siamo in pericolo, lo capisci o no?
– Sì, in effetti la famiglia di egiziani che abita al quinto piano è pericolosissima, lui è un pizzaiolo… Che vuoi, gli italiani la pizza non la vogliono più fare e Abdul riesce perfino a fare il bordo alto e croccante senza imbottirlo di tritolo. E il fioraio pakistano all’angolo, che passa le notti sveglio a leggere libri o forse a studiare? Non so te, ma a me terrorizza: c’è da avere paura di chi legge. Per non parlare del gambiano che vende i calzini di spugna all’uscita del supermercato: minacciosissimo. Non immagini quanti attentati si facciano, nascondendo le mozzarelle di bufala nei calzini e facendole esplodere. Regolari, parliamo di immigrati “regolari”, che hanno lo stesso diritto di risiedere nel “tuo” paese quanto te, pensa un po’. Pagano le tasse, vivono serenamente, pregano chi vogliono pregare e possono usufruire dei servizi pubblici, fattene una ragione.
– Troppi, sono troppi.
– Sai quanti sono gli stranieri “regolari” iscritti all’anagrafe?
– Qualsiasi numero tu dica, è sempre troppo .
– Il tuo troppo equivale a cinque milioni? Allora hai ragione, peccato che quei cinque milioni, rispetto ai cinquantacinque milioni di italiani, si traduca nel dieci percento della popolazione. Un po’ poco per avere paura e parlare di invasione…
– Cinque milioni sono un’enormità…
– E gli italiani che emigrano all’estero? Sai quanti sono? Sorpresa! Sono poco più di cinque milioni. Eppure nessun paese grida all’invasione di italiani…
– Quei dati che dici tu ti fanno vedere cose che non esistono: chissà da dove vengono fuori…
– Dagli archivi e dalle indagini.
– Capirai… tutte fonti discutibili… taroccate e taroccabili…
– Discutibili? Taroccate? Suppongo che tu abbia fatto attente ricerche, per affermare una cosa simile. Da quando sei un’esperta di statistiche? Mi sono persa qualcosa? Forse sono state le letture dei sondaggi di Chi e Gente ad aver contribuito alla tua formazione? Se i dati anagrafici ti sembrano falsi e taroccabili, figurati quanto possa essere vera la tua percezione personale. Nel tuo caso, quale sarebbe la fonte? Il campione di clienti che si rivolgono a te? È interessante questa teoria: se funzionasse, significherebbe che per un ortopedico tutta la popolazione ha problemi articolari, per un cardiologo hanno tutti problemi al cuore, per un penalista sono tutti assassini e per una mignotta tutti gli uomini sono puttanieri.
– Tu pensi di essere una dispensatrice di verità per il solo fatto di chiamarti Crista: guarda che il nome non basta per essere onnisciente.
– Se è per questo, non basta nemmeno chiamarsi Crocifissa per fare la parte della vittima. Io non ho nessuna verità. Mi faccio due domande e vado a leggermi quanti sono i migranti, da dove provengono, perché vengono qua e perché se ne vanno dal Paese in cui sono nati, affrontando un viaggio rischiosissimo. Questo, possibilmente, prima di sparare cazzate.
– Non capisci che tutti quei numeri, quelle ricerche e quei concetti confondono le idee ai comuni mortali? Un giro nel quartiere rende l’idea più di qualsiasi numero.
– Forse sono io ad avere una troppa fiducia nell’umanità, ma non penso che serva una scienza per leggere una tabella e accorgersi che i romeni residenti sono dieci volte più numerosi dei bangladeshiani e tre volte più numerosi degli albanesi. E non serve una scienza per capire che senza le badanti romene i nostri anziani non avrebbero assistenza. Quindi tocca stare zitti e accoglierle…
– Sono tanti… troppi. Lo capisci che sono troppi? E poi le romene si sa che sono tutte mignotte! Entrano nelle case, iniziano col fare le badanti e va a finire che si scopano i mariti e rovinano le famiglie.
– Le tue amiche parioline, invece, fischiano… e non fanno nemmeno le badanti. Pensa che nella mia personale statistica, quella supportata dalla tua teoria, ho conosciuto più mignotte parioline che romene. Sarà un caso? Poi, devi spiegarmi cosa significa per te “tanti” e “troppi”, perché la mia mente limitata non riesce a comprenderlo? Dire tanto o poco non significa niente, se non specifichi rispetto a chi e rispetto a cosa? Hai mai sentito parlare di incidenza percentuale?
– Rispetto a noi. A noi italiani.
– Gli immigrati sono gente tali e quali come no. Noi normali…
– Non fare la deficiente…
– Sono serissima: il problema è che per te non sono tali e quali, sono diversi.
– Hai la mente chiusa, non è possibile parlare con te…
– Ah, questa è bella. Io avrei la mente chiusa? È strano che tu non abbia detto ancora che sono buonista e radical chic. Ti rendi conto che le parole hanno un peso? In quei troppi, che dici tu, ci sono minchie, wurstel e salsicce. Ci stanno le acquisizioni di cittadinanza, le richieste di permesso di soggiorno, le immigrazioni regolari e gli sbarchi. Ognuno rappresenta un aspetto diverso delle migrazioni.
– Ma che differenza fa? È tutto troppo!
– Sai perché fanno vedere gli sbarchi in televisione e non parlano di altro? Perché gli sbarchi degli stranieri mettono paura. L’archetipo dell’invasore e del nemico che con la sua diversità mette in crisi le certezze e le convenzioni. Far leva sulla paura di ciò che non si conosce, sulla diversità e sui nemici da combattere è una tattica vecchia quanto il mondo… tu dici “atomo” e subito pensi alla bomba di Hiroshima che uccide migliaia di persone e non alla TAC che ti salva la vita. Dici straniero e pensi a proteggerti da qualcosa o qualcuno che reputi estraneo, diverso e pericoloso, mica pensi ai numeri arabi o alla cultura greca…
– Si, vabbè… quando avranno spazzato via tutte le nostre tradizioni, ti vorrò vedere…
– Perché invece di arroccarti sui luoghi comuni e sulle banalità non provi a fare un ragionamento più ampio? Cosa sono le tradizioni?
– Le usanze che ci hanno tramandato i nostri nonni. Usanze che io non voglio perdere.
– Ma chi te le tocca? Pensi veramente che qualcuno verrà qua a proibirti di cucinare la carbonara, che tra l’altro sembra sia un’invenzione americana, o di piangere il miracolo di San Gennaro?
– Secondo me tu vivi su Marte: è sicuro che prima o poi accadrà. Li vedi tutti quei musulmani che pregano verso la Mecca col culo per aria o fai finta di non vederli?
– Che i musulmani non mangino maiale è un dato di fatto: però non ho mai sentito dire che qualcuno si sia fatto esplodere per protestare contro il guanciale. Invece, non riesco a vedere il male in qualcuno che prega per il suo dio. Ti senti minacciata perché qualcuno crede in un dio diverso dal tuo? È una paura che i romani avevano risolto, a suo tempo, importando gli dei dei popoli che conquistavano e creando un tempio in cui andare a pregarli. Mi sembra si chiamasse Pantheon…
– Vuoi imporre le tue idee e non sei aperta al confronto: questa è la verità. Tu resta della tua opinione e io resto della mia.
– Il problema è proprio questo: il relativismo assoluto. È tutto un’opinione. Non esiste più il rigore scientifico, lo studio, i valori umani, il pensiero, la filosofia: è diventato tutto un’opinione. Potremmo anche chiuderla qua e restare ognuno della propria opinione, ma non posso fare a meno di farti osservare che se ti dico che questo tavolo è una barca a vela, perché questa è la mia opinione, tu mi rispondi che la mia opinione è una cazzata perché un tavolo è oggettivamente un tavolo.
– Fai dei paragoni assurdi. Non stiamo parlando di tavoli e di barche a vela, ma di sbarchi incontrollati e di persone che non possiamo accogliere perché siamo già tanti e abbiamo i nostri problemi.
– Non sono per niente paragoni assurdi. Se le opinioni non sono supportate dai fatti, non valgono niente. I migranti non sono solo quelli che pensi tu, quelli che fanno il viaggio della speranza. Tra loro ci sono i rifugiati, i richiedenti asilo politico, quelli che si ricongiungono coi familiari, quelli che vengono qua a lavorare, quelli che studiano… E poi ci sono quelli che son qua per motivi umanitari. Queste cose non me le invento io, basta guardare i dati sui permessi di soggiorno, per accorgersene.
– Ancora con questa storia dei dati? E basta, non se ne può più…
– Si, perché in mezzo a quei dati ci sono anche dei numeri che parlano dei ragazzi minorenni. I minori non accompagnati, quelli che vengono mandati qua, soli, dalle famiglie che cercano in tutti i modi di dare ai figli un futuro decente. Il fatto che tra quei minori ci siano bambine dell’età di tua figlia, che nella migliore delle ipotesi vengono violentate e nella peggiore finiscono in fondo al mare, non è un dato oggettivo? Non dovrebbe smuovere le coscienze? Non riusciamo più a indignarci di niente, nemmeno di un bambino che affoga in mezzo al mediterraneo. Come la chiami questa deriva? Menefreghismo?, Indifferenza?, Ignoranza?
– La chiamo saturazione: non ce la facciamo più ad accogliere. Non ce la facciamo più. Invece di rischiare la vita per venire qua, potrebbero starsene nel loro paese…
– …e rischiarla là, giusto?
– Perché vengono qui se sanno che rischiano la vita?
– Perché sono D I S P E R A T I. Sai cosa significa la parola disperazione? È la forza della disperazione a cambiare la storia, non le chiacchiere. E io starò sempre dalla parte dei disperati.
– E noi italiani non siamo disperati? Prima veniamo noi, o no?
– Questa storia del “Paese nostro” e del “Paese loro” ha veramente rotto i coglioni. I primi a non starsene nel proprio Paese siamo noi, il clan della NATO, e tutti quei figli di mignotta che sfruttano le risorse degli altri senza dare nulla in cambio. E il meccanismo è sempre lo stesso: mettono paura alla gente e la gente chiede di essere protetta da pericoli inesistenti. E giù bombe…
– Noi non bombardiamo nessuno: ti sei scordata che nella Costituzione c’è scritto chiaramente che l’Italia ripudia la guerra?
– L’Italia “ripudierebbe” la guerra, se non fosse uno dei maggiori produttori mondiali di armi e se non ci fosse l’ENI a sfruttare i giacimenti petroliferi pure in Culistan al mondo. La domanda è: a chi le vendiamo le armi che produciamo, se non ci sono in giro le guerre e i paesi amici che le fanno scoppiare?
– Sembra che nel mondo ci sia solo l’ENI a sfruttare le risorse e solo la nostra industria bellica
– No, no, è un piatto ricco… ma a me le parole “sfruttamento” e “industria bellica” fanno schifo a prescindere. Tu, piuttosto, sei pronta a rinunciare al tuo benessere? Sei pronta a rinunciare all’auto, al telefono nuovo ogni sei mesi, ai gioielli, eccetera eccetera eccetera?
– …
– Bene, se non vuoi rinunciare a nulla, non puoi lamentarti di chi viene in Italia per avere un millesimo del tuo benessere. Benessere di cui io, te, e qualche milione di connazionali, usufruiamo a discapito degli altri.
– Non sono io ad andare a bombardare o a produrre armi. E sono padrona di incazzarmi se nel mio paese ci siano anziani costretti a vivere con 400 euro di pensione mentre i migranti sono serviti e riveriti!
– Certo che siete bravissimi a spostare l’attenzione sulla supercazzola dei problemi, pur di non guardare in faccia la realtà. Possibile che non siate in grado di capire che il problema sono i ricchi e non i poveri? La colpa della povertà non è di quelli più poveri ma di quelli più ricchi. Se te e quelli come te se la prendessero coi ricchi, così come odiano i poveracci, si risolverebbero i problemi del mondo. Odi gli oppressi e non gli oppressori: sei dalla parte sbagliata. Ci sei sempre stata, da quando sei nata. Eri talmente stronza che ti schieravi dalla parte della maestra e mai dalla parte di chi prendeva le note.
– Non c’entrano un cazzo gli schieramenti. Il problema è evidente: abbiamo i nostri, di poveri, non possiamo preoccuparci anche degli altri…
– Ma cosa significa “nostri”? I confini sono solo nella tua testa: hai mai visto la terra dall’alto? Mi dispiace deluderti, ma i confini non esistono. Non ci sono gli italiani e “gli altri”: siamo tutti nello stesso condominio.
– Ma la smetti di fare la maestrina? Di qualunque nazionalità siano, sono delinquenti e basta. Io lo vedo cosa succede nei tribunali: i reati sono commessi soltanto dagli stranieri.
– Ancora con questa storia delle percezioni personali. E a te cosa hanno fatto, esattamente? No, perché a me i problemi più grandi li creano gli italiani. Il mio capoufficio in giacca e cravatta, per esempio, che è l’espressione vivente dell’arroganza, della prepotenza e dell’ignoranza: uno che esercita il potere nella maniera più violenta possibile. Sappi che è nato a Poggio Moiano… e potrebbe anche essere considerato uno straniero, visto che sta fuori dal Raccordo Anulare.
– A me non hanno fatto niente, ma basta sentire in televisione quello che succede… tu hai delle figlie femmine, ti auguro che i migranti non gli facciano mai del male. Ma se dovesse accadere, non venire a lamentarti…
– Io mi auguro che siano gli italiani a non farle del male, dal momento che la maggior parte degli episodi di violenza sulle donne avviene tra le mura domestiche, da parte di mariti, compagni e fidanzati…
– Ma non hai visto quel negro di merda che ha picchiato una ragazza alla fermata della metro senza nessun motivo? Mi ha fatto imbestialire: l’avrei ucciso con le mie mani.
– Cristo!, è un caso su diecimila! Possibile che tu non riesca a non farti manipolare dai telegiornali quella testa da circoncidere che ti ritrovi? Perché, invece di sparare luoghi comuni, non dai un’occhiata alle denunce di violenza?
– Io a quel negro lo appenderei al muro, altro che denunce. Nel mio quartiere è pieno di negri: ho paura ad andare in giro da sola.
Niente, non se ne esce. Pur essendo munita di tabelle e grafici, non riesco a far capire a quell’analfabeta funzionale di mia sorella che la sua percezione non corrisponde alla realtà. Eppure i dati servono proprio a questo: a condividere la conoscenza e a dare una descrizione della realtà sufficientemente veritiera, per rendere le persone consapevoli. Cosa dovrei fare, adesso, secondo voi? Tacere? Scappare? Isolarmi? Rinchiudermi in casa ed evitare qualsiasi tipo di confronto? È la sera di Natale e i veri stranieri sono nella mia famiglia. Forse ha ragione Concetta: Io e te, aborigeno, che cazzo se dovemo dì? Il problema è che nel mio caso l’aborigeno è lei. Lei e tutte le persone che sono distanti e che mi fanno sentire sola.
– È mezzanotte! È nato Gesù. Mettiamo il bambinello nella culla. Almeno questo me lo concedi? Sono libera di rispettare le mie tradizioni o no?
– Il bambinello è un migrante, rifugiato, senza permesso di soggiorno, povero come la minestrina senza olio… lo hanno dipinto come uno strafigo con gli occhi azzurri, ma nella ricostruzione vera del suo volto somiglia a Lello Arena con la pelle olivastra.
– Che c’entra? Gesù è il figlio di dio e fa parte della nostra cultura. Solo i buonisti radical chic possono pensare di togliere il crocifisso dai luoghi pubblici.
– Oh, l’aspettavo e alla fine l’hai detto. Ti rispondo con un bel הִסתַלֵק ?
– E cosa significa?
– Vaffanculo. In ebraico antico. Sai com’è, bisogna rispettare le tradizioni e non c’è niente di meglio che parlare in ebraico la notte di Natale.

I dati non hanno schieramenti politici e ideologici. Non si schierano dalla parte di Crista o di Crocifissa. Cercano di rappresentare la verità, nel modo più obiettivo possibile. Ammettendo l’errore, scusandosi con parole contrite dai nomi impronunciabili: “ Semidispersione massima”, “Deviazione standard”, “Scarto quadratico medio”. I dati non servono per fare scelte giuste o sbagliate, ma per fare scelte consapevoli. Consultare le previsioni meteo e sapere che pioverà non significa uscire obbligatoriamente con l’ombrello: è possibile baciarsi sotto la pioggia ed essere consapevoli che si tratta della scelta giusta. I dati sulle migrazioni non risolvono il problema dei migranti, ma servono per affrontarlo in modo consapevole. Per produrli e interpretarli serve un pensiero indipendente, ma per prevenire l’odio e il razzismo i dati non bastano. Leggerli, però, può contribuire a farsi un’idea precisa del mondo e dei comportamenti sociali, senza lasciarsi andare ai pregiudizi e alle sensazioni personali. I dati che seguono sono solo una sintesi di quelli che l’Istat, il Ministero dell’Interno e l’ISMU mettono a disposizione. Sicuramente sono sufficienti per dirimere le discussioni tra Crista e Crocifissa, ma per approfondire l’argomento è sempre meglio far riferimento ai siti web delle istituzioni, che forniscono periodicamente dati aggiornati.
Ringrazio la dottoressa Francesca Licari per i preziosi consigli.

 

 

Rilevazione della popolazione residente comunale straniera per sesso e anno di nascita: La Popolazione residente comunale straniera per sesso e anno di nascita viene calcolata al 31 dicembre di ogni anno e diffusa al 1° gennaio dell’anno successivo.

 

POPOLAZIONE STRANIERA RESIDENTE AL 1° GENNAIO 2019

Sesso

maschi

femmine

totale

Paese
di cittadinanza

 

 

 

 

           Romania

 

513289

693649

1206938

           Albania

 

225316

215711

441027

           Marocco

 

225305

197675

422980

           Cina

 

150789

149034

299823

           Ucraina

 

53566

185858

239424

           Filippine

 

72946

95346

168292

           India

 

92404

65561

157965

           Bangladesh

 

101367

38586

139953

           Moldova

 

43548

85431

128979

           Egitto

 

84215

42518

126733

           Pakistan

 

85159

37149

122308

           Nigeria

 

69759

47599

117358

           Sri Lanka

 

58848

52208

111056

           Senegal

 

82023

28219

110242

           Perù

 

40834

56294

97128

           Tunisia

 

58785

36286

95071

           Polonia

 

24640

69560

94200

           Ecuador

 

34242

45007

79249

Altri Paesi

519295

576660

1095955


Totale

 

2536330

2718351

5254681

Fonte Dati: Istat

  * Nella tabella sono indicate le nazionalità più numerose

 

 

 

Permessi di soggiorno dei cittadini stranieri:
L’elaborazione consente di quantificare gli stranieri regolarmente presenti in Italia secondo le loro caratteristiche socio-demografiche.

 

Ingressi nell’anno di cittadini non comunitari – 2018

Motivo del permesso

lavoro

famiglia

studio

asilo, richiesta asilo e motivi umanitari

residenza elettiva, religione, salute

tutte le voci

Principali
Paesi di cittadinanza

 

 

 

 

 

 

 


Albania

 

1692

15817

531

621

4818

23479


Marocco

 

1060

16857

295

1423

761

20396


Nigeria

 

38

2952

206

11616

720

15532


India

 

2725

7937

1884

477

598

13621


Pakistan

 

135

5099

317

7511

293

13355


Bangladesh

 

50

6214

32

6629

264

13189


Cina

 

564

5640

4553

249

361

11367


Stati Uniti

 

3172

3200

2220

2

541

9135


Egitto

 

368

7215

297

541

386

8807


Ucraina

 

350

4064

226

2425

886

7951

 Altri Paesi

 

4451

47817

11483

33325

8101

105177

   Fonte Dati: Istat

  * * Nella tabella sono indicate le dieci nazionalità che hanno la numerosità più elevata rispetto a tutte le voci

 

Iscrizioni e cancellazioni all’anagrafe per trasferimento di residenza: L’indagine si occupa dei dati relativi alle iscrizioni e cancellazioni anagrafiche per trasferimento di residenza effettuate dai Comuni. Tali dati si ottengono dalla rilevazione effettuata tramite il modello APR/4: viene utilizzata una copia dalla pratica migratoria compilata dal comune di iscrizione per i trasferimenti di residenza da altro comune o dall’estero e dal comune di cancellazione per i trasferimenti all’estero.

 

Iscrizioni e cancellazioni all’anagrafe
per trasferimento di residenza – 2018

Sesso

maschi

femmine

totale

Paese di cittadinanza

 

 

 

 

  Romania

 

16643

23415

40058

  Brasile

 

8992

9035

18027

  Albania

 

8590

9404

17994

  Nigeria

 

12030

5836

17866

  Marocco

 

7563

9378

16941

  Bangladesh

 

9958

3442

13400

  Pakistan

 

10096

3149

13245

  India

 

5433

5637

11070

  Cina

 

4838

5187

10025

  Senegal

 

7194

1631

8825

  Ucraina

 

2336

5353

7689

  Egitto

 

4170

3189

7359

  Gambia

 

6099

136

6235

  Mali

 

5117

125

5242

  Costa d’Avorio

 

3886

844

4730

  Ghana

 

3670

887

4557

  Guinea

 

3576

162

3738

  Tunisia

 

1953

1708

3661

  Sri Lanka (ex Ceylon)

 

1483

1882

3365

  Russia

 

644

1975

2619

  Filippine

 

1204

1341

2545

  Bulgaria

 

1044

1471

2515

  Perù

 

1085

1327

2412

  Venezuela

 

968

1441

2409

  Kosovo

 

1284

978

2262

  Argentina

 

1122

1119

2241

  Moldova

 

720

1353

2073

  Regno unito

 

1090

971

2061

  Dominicana, Repubblica

 

875

1175

2050

  Spagna

 

833

1101

1934

  Macedonia, Ex Repubblica Jugoslava

 

865

1039

1904

Altri Paesi

49580

41692

91272

  Totale

 

184941

147383

332324

Fonte Dati: Istat

* Nella tabella sono indicate le nazionalità più numerose

 

 

Dati sugli sbarchi riferiti agli eventi di sbarco rilevati entro le ore 8:00 del giorno di riferimento

 

Nazionalità dichiarate al momento dello sbarco

Aggiornato al 13 dicembre 2019

 

 

Nazionalità

 

 


Tunisia

 

2654


Pakistan

 

1180

 Costa
d’Avorio

 

1135


India

 

1005


Iraq

 

871


Bangladesh

 

581


Sudan

 

444


Iran

 

434


Guinea

 

281


Marocco

 

253


Altre

 

2259

 TOTALE

 

11097

  Fonte: Dipartimento della pubblica sicurezza

*  il dati potrebbero comprendere immigrati per i quali sono ancora in corso le attività di identificazione

 

 

Vittime e autori di omicidio volontario
Anni 2014-2016, valori medi annui del triennio

 

Vittime e autori di omicidio volontario

Maschi

Femmine

Italiani

Stranieri

Totale

Età media


VITTIME

 

308 (68,4%)

142 (31,6%)

357 (79,3%)

93 (20,7%)

450 (100%)

46,5


AUTORI

 

979 (92,6%)

78 (7,4%)

828 (78,3%)

229 (21,7%)

1057 (100%)

37,7

  Fonte: Elaborazioni Istat e  Ministero dell’interno

 

 

Graduatoria delle principali nazionalità dei minori stranieri accompagnati  e non accompagnati (MSNA)  sbarcati in Italia nel 2018

 

 

Nazionalità

MSNA

Distribuzione %
MSNA x nazionalità

Minori
accompagnati

% MSNA su tot
minori

% Minori
accompagnati su tot minori

Tunisia

940

26,6

54

94,6

5,4

Eritrea

633

17,9

148

81,0

19,0

Guinea

251

7,1

35

87,8

12,2

Iraq

192

5,4

208

48,0

52,0

Pakistan

184

5,2

5

97,4

2,6

Totale

3.536

100,0

742

82,7

17,3

 

 

Rapporto italiani residenti all’estero


http://ucs.interno.gov.it/FILES/AllegatiPag/1263/Int_00041_ANAGRAFE_DEGLI_ITALIANI_RESIDENTI_ALL_ESTERO_-AIRE-_2018.pdf

 

Rapporto ISMU sulle migrazioni

 

https://www.ismu.org/wp-content/uploads/2018/10/Comunicato-Stampa-XXIV-Rapporto-Ismu-sulle-Migrazioni.pdf

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